{"id":151,"date":"2023-06-13T07:57:38","date_gmt":"2023-06-13T07:57:38","guid":{"rendered":"http:\/\/rmrm.info\/web\/?post_type=texts&#038;p=151"},"modified":"2023-06-13T07:58:11","modified_gmt":"2023-06-13T07:58:11","slug":"united-by-std-rm","status":"publish","type":"texts","link":"https:\/\/rmrm.info\/web\/texts\/united-by-std-rm\/","title":{"rendered":"United by STD: RM"},"content":{"rendered":"<p>Esistono almeno tre modi di intendere il nome Real Madrid. Il primo \u00e8 ovviamente il titolo registrato della squadra di calcio spagnola. Il secondo \u00e8 la citt\u00e0 di Madrid: quella reale, quella vera. Il terzo allude alla Madrid monarchica, coronata, regale. Esiste poi un collettivo di artisti formerly known as\u2026 che per recenti questioni legali \u00e8 oggi noto solo come RM, il quale si colloca tra la cruda realt\u00e0 e un senso di regale distacco. Madrid rester\u00e0 invece un mistero. A comporre questa squadra non calcistica ci sono certamente due entit\u00e0, che sembrano fare della bipartizione un elemento costitutivo. Chacun pour sa gueule, ognuno per s\u00e9 \u2013o letteralmente ognuno per la propria gola\u2013 \u00e8 il motto che il duo disegna durante una residenza all\u2019Istituto Svizzero di Roma nel 2020; un motto che viene diviso in due parti, Cha pour g \/ cun sa ueule, e impresso su due ciondoli che uniti compongono un unico cuore. Separati, invece, restano due cuori spezzati, ciascuno agganciato alla propria collanina, ciascuno recante il proprio messaggio indecifrabile. Comunque vada, il pi\u00f9 banale dei simboli romantici viene qui condannato al cinico individualismo: quello criptico della parte, e quello dichiarato del tutto. L\u2019unione fa la forza: quella della disgregazione. Ai platonici incontri delle due met\u00e0, RM rispondono con un prosaico disincanto dato dalla consapevolezza che la relazione \u00e8 sempre un rischio. Il rischio concreto di portare a casa la pelle. In \u201cBloodsuckers\u201d, mostra personale del duo allo Swiss Institute di New York (2022), la salute psicofisica della coppia \u00e8 messa alla prova dalle cimici da letto, minuscoli parassiti estremamente infestanti che si annidano e riproducono al caldo delle lenzuola. Minando la sanit\u00e0 dei materassi e dei loro abitanti umani, le cimici si intrufolano, bucano, pungono, infettano le superfici e le pelli, trasformando il regno del riposo e dell\u2019intimit\u00e0 in uno luogo infernale. Negli spazi del centro d\u2019arte, un nastro trasportatore da lavanderia ruota incessantemente. Al posto di giacche e camicette, sul macchinario scorrono le cifre di un orologio digitale che, a intervalli di cinque minuti, scandisce il tempo di notti senza fine. Il rumore e il movimento metallico del nastro trasportatore accompagnano il susseguirsi dei numeri, caricando i segni digitali di una gravit\u00e0 fisica inarrestabile e monotona. Attorno all\u2019apparecchio, tre cimici da letto stilizzate e scolpite nel legno si presentano nella forma di giochi a molla infantili, come quelli che i bambini utilizzano al parco. Alle pareti, candidi set di lenzuola e federe vengono decorate da centrini cuciti all\u2019uncinetto, lasciando trasparire le sagome di corpi umani insonni e irrequieti. Il malessere che i piccoli parassiti sono in grado di generare nelle vittime delle loro infestazioni rinvia alla forma strisciante della malattia nella societ\u00e0 contemporanea. Una malattia relegata alla sfera personale e accompagnata dallo stigma, anch\u2019esso strisciante, di vivere in condizioni economicosanitarie al di sotto di una certa soglia: la soglia del tutto percettibile, ma vergognosamente nascosta, che divide chi sta ancora e sempre meglio da chi cerca di stare al mondo. RM ribalta questa disparit\u00e0 con l\u2019orgoglio di sentirsi gente di mondo, capace di convivere e persino di ridere della malattia cos\u00ec come delle alterne vicende della vita. \u00c8 con questo stesso spirito che il duo allestisce Postoristoro (2021) negli spazi del Centre culturel suisse di Parigi. \u201cAl Posto Ristoro ci si dimentica piano piano di tutto perch\u00e9 la vita \u00e8 davvero vita cio\u00e8 una porcheria dietro l\u2019altra e allora \u00e8 come sbattere gi\u00f9 merda ogni giorno che poi ti dimentichi che fa schifo, e ne diventi magari goloso\u201d. Cos\u00ec in Altri Libertini Pier Vittorio Tondelli descriveva un bar di provincia sempre aperto che sul finire degli anni Settanta, nel pieno delle rivolte operaie, delle lotte contro la repressione sessuale e della crisi dell\u2019eroina, fungeva da punto di incontro per coloro che si muovevano e si sentivano ai margini della societ\u00e0. Il demi-monde di Tondelli viene preso in prestito da RM per diventare installazione. Due postazioni per un virtuale ristoro si compongono di banconi circolari dotati di plastiche coperture argentate: come ombrelloni, creano sotto di s\u00e9 delle aree riparate. Attorno a essi, \u00e8 disposta a parete una serie di quattro vassoi rossi recanti la silhouette nera di un cupido intento a lanciare i propri strali. A intercettare le traiettorie impalpabili dei dardi, in un angolo della stanza, uno specchio circolare composto di cerchi concentrici neri: un bersaglio per il tiro a segno. Su un\u2019altra parete, invece, sistemate su una mensola, immagini ritagliate di siringhe altrettanto appuntite si sovrappongono le une alle altre in una serie di sette sculture sferiche intitolate High Society (2021). Nelle composizioni di RM l\u2019immaginario spaventoso della siringa d\u2019eroina anni Ottanta si mescola con quello clinico-curativo delle siringhe dei giorni nostri, concentrando cos\u00ec sentimenti opposti di paura e controllo in un unico oggetto.<br \/>\nNel rimescolamento di questi due poli, per tramite di un sentimentalismo ironico, si struttura la strategia di adattamento di RM alle condizioni odierne di vulnerabilit\u00e0 e malattia. Non \u00e8 un caso che uno degli episodi fondativi nella storia del duo sia stato la partecipazione a \u201cUnited by AIDS\u2014An Exhibition about Loss, Remembrance, Activism and Art in Response to HIV\/AIDS\u201d, tenutasi al Migros Museum di Zurigo nel 2019. Curata da Raphael Gygax, la mostra riuniva Lyle Ashton Harris, Judith Bernstein, General Idea, Nan Goldin, F\u00e9lix Gonz\u00e1lez-Torres, Gran Fury, Zoe Leonard, Wolfgang Tillmans, e altri artisti che a partire dagli anni Ottanta hanno combattuto lo stigma sociale sofferto dalla comunit\u00e0 di cui anche loro facevano parte. Accanto all\u2019estetica della protesta, che trovava in ACT UP il proprio paradigma, nel percorso espositivo se ne poteva individuare un\u2019altra che chiameremo romanticosentimentale, la quale ebbe la funzione di umanizzare soggettivit\u00e0 altrimenti considerate abiette o mostruose. Si pensi, tanto per citare un esempio banale, al modo in cui Gonz\u00e1lez-Torres simboleggi\u00f2 l\u2019insopportabile esperienza della morte attraverso oggetti formalmente innocui, strumenti e stilemi concettuali usati per rendere meno oscene le emozioni del lutto. Osservando l\u2019opera di RM viene naturale pensare che la strategia sia la stessa. Identico \u00e8 infatti il rapporto allacciato con lo spettatore, allo stesso tempo sentimentale e impersonale, confidenziale e respingente. A quarant\u2019anni di distanza, tuttavia, bisogna chiedersi se la funzione di questa strategia sia altrettanto rimasta la stessa, mancando la tragica certezza della perdita. Oggi, di certe malattie, si muore un po\u2019 meno. Proprio all\u2019interno di \u201cUnited by AIDS\u201d il duo presenta un\u2019opera che sembra proprio un omaggio a Gonz\u00e1lez-Torres: It\u2019s My Party and I\u2019ll Die If I Want to (2019). In una delle sale del museo, RM realizza una sorta di edicola scomposta, forse abbandonata, fatta di un dispenser per giornali vuoto e di una tendina da sole in plastica sotto la quale delle piccole teche in plexiglass contengono alcuni pacchetti di sigarette di marca Timeless Time e di gomme da masticare No-Time. Sul piano delle teche trasparenti, una targhetta raffigurante la vignetta di un omino malconcio recita \u201cMan, you\u2019re sick_sick_ sick!\u201d. Poco pi\u00f9 distante, su uno sgabello di metallo, un contenitore in vetro con le fattezze di un volto deformato dispensa degli snack al cioccolato sulle cui confezioni sono riportate le parole Time Out. Sembra quasi che quello di RM sia un prolungamento ulteriore della pratica di Gonz\u00e1lez-Torres, in una moltiplicazione di elementi oggettuali e micro-narrativi. Dell\u2019artista cubano torna anche l\u2019amore per il doppio e lo sdoppiamento cos\u00ec come quello per il piccolo dono senza valore. Nel 2020, alla Salle Crosnier di Ginevra, il duo presenta una mostra intitolata \u201cI think I gave you \u2026\u201d, che sembra suonare come un\u2019affermazione di generosit\u00e0 all\u2019interno di una relazione interpersonale, ma che invece notifica la probabile trasmissione di una malattia venerea. Il titolo del progetto \u00e8 anche il messaggio impresso sul retro delle cartoline che accompagnano la mostra, composte da ritagli di giornale che, sul fronte, nello stile delle lettere anonime, formano la frase \u201cyou might wanna get checked\u201d. Il vago turbamento dato da questo messaggio si traduce plasticamente nella rappresentazione di una giovinezza sfiorita, resa dalla presenza nello spazio espositivo di due grandi ciliege in tessuto semi-sgonfie. Oltre a non essere in tensione, l\u2019ingombrante scultura gonfiabile mostra sulla superficie una serie di macchie di colore, come se i due frutti raffigurati fossero marcescenti. Lasciati su una scatola di cartone, contrappunto alle due ciliegie, ci sono poi due paia di occhiali la cui montatura \u00e8 fatta di filo metallico. Sulle quattro lenti, che sono in realt\u00e0 piccoli schermi, passano alcune sequenze video di adolescenti che ballano in gruppo. Queste immagini di salute e spensieratezza si contrappongono al presagio di decadimento che pervade la mostra. Lo spettro della malattia segna allora il rito di passaggio all\u2019et\u00e0 adulta, decretando la fine irreversibile dell\u2019eterna giovinezza e del suo mito. Ci si chiede a questo punto se la malattia cui gli artisti alludono sia l\u2019AIDS. Una possibile risposta sembra arrivare al di fuori della scrittura di questo testo, quando in una conversazione informale ci dicono \u201coggi siamo piuttosto United by Gonorrhea\u201d. Si tratta ovviamente di una battuta, ma c\u2019\u00e8 forse qualcosa di rivelatorio. La crisi dell\u2019AIDS \u00e8 oggi molto meno violenta che trent\u2019anni fa. Questo non vuol dire che il virus dell\u2019HIV sia stato debellato, ma che, come accade per altri organismi quali appunto il batterio neisseria gonorrhoeae, si stanno profilando forme pi\u00f9 personali di convivenza e adattamento. RM ci parla in fondo del regime di management individuale in cui sono entrate malattie un tempo mortali, cos\u00ec come dei risvolti psicologici che questo management comporta. A differenza del Covid-19, gran parte dei virus e dei batteri che ammorbano le nostre societ\u00e0 \u00e8 relegata, proprio come le cimici da letto, all\u2019ambito della gestione privata della salute. Di questa parte, molto poco entra nella sfera della rappresentanza collettiva pur continuando a toccare la sfera pi\u00f9 sfumata della morale. Se si pensa che malattie sessualmente trasmissibili come la clamidia, la gonorrea e la sifilide affliggono pi\u00f9 di 200 milioni di persone nel mondo e che l\u2019AIDS conta intorno ai 37 milioni di casi conclamati, \u00e8 indubbio che la rilevanza numerica e sintomatica di queste realt\u00e0 passa quasi inosservata. Mentre nell\u2019Ottocento, a seguito di ripetute epidemie di colera, si costru\u00ec il mito moderno della citt\u00e0 pulita \u2013 dotata di reti fognarie, aerazione e smaltimento dei rifiuti \u2013 in questo secolo una stagione sembra aprirsi di crisi sanitarie pi\u00f9 o meno mascherate, crisi in cui l\u2019urbanistica e la biopolitica si scontrano con le istanze di privacy e autodeterminazione dei singoli individui. Come nel caso recente del vaiolo delle scimmie, sentimenti tutto sommato pacati di vergogna e imbarazzo si sostituiscono all\u2019urgenza dell\u2019attivismo anche di fronte a nuove epidemie nascenti. Ricerche come quella di RM rappresentano allora il tentativo di portare alla luce gli stati non emergenziali cui \u00e8 approdata la gestione di certa morbosit\u00e0 socialmente rilevante. In questo senso, il duo descrive un cambiamento epocale mettendo in atto meccanismi di comunicazione interclasse che dal privato di esperienze singolari giungono nello spazio dell\u2019arte. Certo, lo spazio ancora saldamente asettico di gallerie e musei non \u00e8 e non pu\u00f2 essere l\u2019unico orizzonte d\u2019azione. La strategia che una volta aveva il valore di introdurre, umanizzandolo, il reietto nel perimetro dell\u2019istituzione, oggi deve forse trovare una nuova ragion d\u2019essere. Cosa succederebbe se i giochi a molla raffiguranti le cimici da letto invadessero i parchi giochi per bambini diventando visibili e cavalcabili? Cosa succederebbe se i banconi di Postoristoro prendessero vita come dispositivi di incontro tra balordi in un contesto di pubblica evidenza? Madrid continuerebbe a essere un mistero. Ma forse Real, il deserto del reale e del regale, ci si aprirebbe davanti agli occhi.<\/p>\n","protected":false},"template":"","class_list":["post-151","texts","type-texts","status-publish","hentry"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/rmrm.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/texts\/151","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/rmrm.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/texts"}],"about":[{"href":"https:\/\/rmrm.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/types\/texts"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/rmrm.info\/web\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=151"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}